Decreto Cura Italia e cessione dei crediti deteriorari

Condividi, così aiuti chi è in difficoltà
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Con il Decreto “Cura Italia” sono state previste molte misure a sostegno di famiglie ed imprese, ma vi è un aspetto che riguarda anche le Banche, cioè la possibilità per le banche di trasformare in credito di imposta le perdite fiscali derivanti dalla cessione di crediti deteriorati (NPL).

In un precedente articolo avevamo parlato di quanto fosse alta la percentuale dei crediti deteriorati per le banche e come a fine 2020 questi toccheranno il picco.

Se vero come è vero che questa tipologia di credito aumenteranno è pur vero che ciò è dovuto ad un mancato pagamento delle rate di mutuo/finanziamento da parte di famiglie ed imprese.

Sicuramente molte famiglie ed imprese italiane con la moratoria (altro provvedimento del Governo) prenderanno respiro ma il problema crisi resta imponente e quanto terminerà la moratoria di certo molte rate andranno non pagate da parte dei contraenti finanziamenti e mutui.

Ecco che il Governo ha pensato di dare aiuti anche indiretti a chi ha dei crediti in sofferenza nel senso di  dare un aiuto agli istituti di credito.

Questi infatti proprio per il crescere di morosità vedrebbero perso ancora più danaro con le conseguenze del caso.

Il Decreto “Cura Italia” prevede invece che le banche possano cedere i loro crediti ad un terzo e poi recuperare le relative perdite fiscali sotto forma di credito di imposta, cioè dette perdite verranno di fatto detratte dalle imposte che le banche dovranno pagare al Fisco.

Non tutte le perdite però potranno diventare un credito d’imposta infatti quest’ultimo non potrà superare il 20% del valore del credito ceduto, inoltre è previsto un tetto massimo per l’ammontare complessivo di crediti ceduti che è pari a 2 miliardi di euro.

Come dicevamo, l’intento è quello di agevolare la cessione di questi crediti, in modo che le banche possano ridurre i rischi che ne derivano.

Va considerato il fatto che, quando un credito deteriorato viene ceduto, l’importo incassato dalla banca è per forza di cose inferiore rispetto al suo effettivo ammontare.

Un esempio pratico chiarirà meglio.

Un credito del valore di 200.000 euro potrà essere ceduto a 130.000 euro o addirittura a 100.000 euro, proprio in ragione dello stato di insolvenza del debitore e dell’eventualità concreta per chi lo acquista di riuscire a recuperare tale credito se non parzialmente. (questa percentuale del 20% che diventerà credito d’imposta giocherà un ruolo nella trattativa, di sicuro favorendola)

Questo è sostanzialmente il motivo che ha spinto il Governo a intervenire in favore delle banche che hanno troppi crediti deteriorati e rischiano di non riuscire più a gestirli nel prossimo futuro, creando una maglia ancora più stretta per i nuovi richiedenti credito e sicuramente a tassi maggiori.

Vediamo altro aspetto da non sottovalutare.

Una banca che cede un credito, nello specifico un credito ipotecario, in sostanza rinuncia a procedere nei confronti del debitore ceduto.

Come abbiamo visto sopra, cede il proprio credito, sempre per una cifra inferiore al suo valore, e così si libera del problema, passandolo nelle mani di altre società che hanno come scopo quello di recuperare.

Queste ultime spesso si servono si società ad hoc per il recupero vero e proprio; da quel momento in poi starà a chi ha acquistato il credito dalla banca cioè il nuovo creditore ed eventualmente la società alla quale si è affidata decidere come procedere.

Come dicevamo sopra, quel 20% di perdite tramutate in credito d’imposta avrà sicuramente il suo peso in una trattativa in quanto volendo chiudere con queste società acquirenti il credito le stesse saranno più propense ad intavolare una trattativa c.d. a saldo e stralcio o a cedere il credito a sua volta a prezzo ridotto avendo quel 20% diciamo di guadagno che si è giocato.

Le dinamiche sono semplici basta capire che esiste sul tavolo un 20% del valore del credito che viene ceduto che invece  prima era perdita pura, oggi non più.

Sistema Esecuzioni

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